Il Karate

 

 

Nel 1949 venne fondata dal maestro Funakoshi la Japan Karate Association, a cui si deve l'organizzazione del primo campionato giapponese nel 1957. A partire dagli anni cinquanta, il karate iniziò a diffondersi anche al di fuori del Giappone, e nel 1970 si svolse il primo campionato mondiale. A livello mondiale il karate è governato dalla WKF (World Karate Federation), che riconosce i seguenti stili: shotokan, shito-ryu, gojo-ryu. In Italia la federazione che rappresenta quest'arte è la FIJLKAM (ex FILPJK) (Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate, Arti Marziali). Le tecniche fondamentali del karate sono suddivise in colpi d'attacco e di difesa: i primi si avvalgono di pugni e calci, i secondi riguardano esclusivamente le parate. Il karate prevede due specialità: il kata e il kumite. Il primo è una dimostrazione di vari movimenti coordinati tra loro senza la presenza dell'avversario, e la valutazione dei gesti si basa sulla precisione dell'esecuzione. Il combattimento vero, nel quale due concorrenti si fronteggiano cercando di portare i colpi a bersaglio, è il kumite. Per essere validi, gli attacchi devono essere limitati a: testa, viso, collo, addome, petto, dorso (escluse le spalle), fianchi. L'uso di protezioni, quali paradenti, paraseni, guantini, conchiglia genitale, paratibia, è obbligatorio. I colpi devono essere tenuti sotto controllo, pena la squalifica dell'atleta. . Il karate sfrutta soprattutto la velocità, che cerca di trasformare in potenza, inferendo colpi indirizzati in una parte precisa e limitata del corpo dell'avversario. Il karateka dovrà sottoporsi quindi a prolungati allenamenti per irrobustire le estremità degli arti, inoltre dovrà conoscere perfettamente i punti del corpo nei quali i colpi risultano più efficaci (come si è detto, nella pratica sportiva questi colpi devono però arrestarsi a pochi millimetri dall'obiettivo).

 

Karate: l'Arte della Mano Vuota


Arte marziale che prevede l'uso degli arti superiori e inferiori senza l'ausilio di armi o di attrezzi. Escludendo le competizioni a livello agonistico, lo scopo del karate non è la vittoria nel combattimento, ma il raggiungimento del perfezionamento sia della tecnica esecutiva sia di un equilibrio interiore della persona. Si tratta infatti di una tecnica difensiva senza armi, che presuppone anche un atteggiamento di vuoto mentale (mu) da parte di chi lo pratica, per superare ogni paura di fronte all'avversario e per meglio realizzare una perfetta unione del corpo con lo spirito. Il senso profondo dell'arte marziale del KARATE è contenuto nei due ideogrammi che compongono il nome: kara, che significa "vuoto"; te, che vuol dire "mano".

 

 

Il Karate nasce, secondo la storia più accreditata, in una piccola lingua di isole che collegano le isole maggiori del Giappone meridionale alla famosa isola sotto le coste cinesi di nome Taiwan. I giapponesi indicano queste isole col nome di Isole Ryukyu. La più grande ed importante di esse è l'isola di Okinawa. Qui infatti, durante i secoli XV, XVI e XVII, le dominazioni cinesi e giapponesi, per evitare insurrezioni popolari, vietarono l'uso delle armi. Fra la gente si diffusero allora tecniche di autodifesa e di combattimento (sia forme di lotta sia le "arti" del pugno), che portarono alla creazione del to de, il più immediato antecedente del karate. Il nome antico di Karate , infatti, era to-de "la mano (de o te) della Cina (to)", o più semplicemente te o de.
L'ideogramma to si pronuncia anche kara, e all'inizio del ventesimo secolo ha cominciato ad essere impiegata questa pronuncia: kara-te "la mano (te) della Cina (kara)". Il termine te o de, letteralmente "mano" ha anche il significato di "arte" o "tecnica".Grazie al maestro Gichin Funakoshi, il to de fu introdotto in Giappone (1922), dove incontrò presto vasti favori e il suo nome fu mutato in quello attuale di "karate".

Questa nuova forma, kara-te "mano vuota", si è diffusa nel corso degli anni Trenta, nel momento in cui i maestri di Karate, arrivati dalla piccola Okinawa, cercarono di inserire la loro arte nella più vasta tradizione del budo (letteralmente significa la via delle arti marziali, in questo caso intende l'insieme delle arti marziali dei guerrieri giapponesi).



"Tote" o "Mano Cinese"

 

Con il montare del nazionalismo, l'ideogramma "Cina" appare come un elemento di disturbo per l'integrazione del karate nella tradizione del budo giapponese, e anche per la sua diffusione, tanto più considerando che la tradizione del budo è molto vicina al militarismo giapponese, in via di rafforzamento nel corso degli anni Trenta.

Funakoshi  spiega questa scelta di trasformare il termine to in kara attraverso due piccole frasi di insegnamento buddhista zen:


Shiki soku ze ku (= kara )

Ku soku ze shiki

Tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla)

Il vuoto (nulla) è l'origine di tutta la realtà.

 


Ugualmente tutte le discipline del budo giungono infine allo stato di un uomo a mani vuote, e lo stato di uomo a mani vuote è il principio di tutto il budo : è per tali motivi che G. Funakoshi aggiunge al termine karate il suffisso do (via).

Promuovere "Il Karate-do” come stile di vita diviene la sua missione, non si tratta più di un arte marziale e basta ma di un modo d'essere, un modo di comportarsi: di porsi di fronte agli altri, che diventano non più il nostro nemico da distruggere ma un amico da amare. Riprendendo una frase di Egami (un suo grande allievo):

...In un arte marziale prima, pieni d'odio, si cerca di distruggere l'avversario, poi di ucciderlo con una sola tecnica, poi di sconfiggerlo senza ucciderlo, poi di batterlo senza fargli male ed infine, pieni d'amore, di vincerlo senza combattere...

Questo è il do (via)

 

I Venti precetti della Via del Karate

Nel 1935, G. Funakoshi scrive la sua opera più importante, intitolata Karate-do kyohan (Testo di insegnamento del karate-do). E' senza dubbio il periodo più felice della sua vita. Già diverse università di Tokyo hanno aderito al suo insegnamento, il numero di allievi aumenta, ogni giorno egli va a insegnare in un'università diversa. La sua situazione materiale migliora. Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dai suoi allievi, che si sono tassati per molti anni a questo scopo e si appoggiano alla rete degli ex-allievi delle loro università. G. Funakoshi chiama questo dojo "Shotokan" (La casa nel fruscio della pineta).

G. Funakoshi scrive" I venti precetti della via del karate" quando il Giappone e già in guerra con la Cina dal 1937 eccoli qui elencati:

1. Non bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto, e termina con il saluto.


2. Nel karate, non si prende 1'iniziativa dell'attacco.


3. Il karate è un complemento della giustizia.


4. Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.


5. Nell'arte, lo spirito importa più della tecnica.


6. L'importante è mantenere il proprio spirito aperto verso l'esterno.


7. La disgrazia proviene dalla pigrizia.


8. Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.


9. L'allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.


10. Vedi tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la sottigliezza.


11. Il karate è come 1'acqua calda, si raffredda quando si smette di scaldarla.


12. Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.


13. Cambia secondo il tuo avversario.


14. L'essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul vero.


15. Considera gli arti dell'avversario come altrettante spade.


16. Quando un uomo varca la porta di una casa, si può trovare di fronte a un milione di nemici.


17. Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo naturale.


18. Bisogna eseguire correttamente i kata, essi sono differenti dal combattimento.


19. Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza del corpo e il ritmo nelle tecniche.


20. Pensa ed elabora sempre.


Significato dei termini "DO" e "TAO"


Le arti marziali sono discipline ad alto contenuto morale e spirituale. Infatti la loro caratteristica non è strettamente legata alla sola pratica, ma alla filosofia ed al modo di vedere e vivere la vita. Attraverso la pratica diventa possibile modificare alcuni comportamenti: inibire quelli negativi esaltarne i positivi. Le arti marziali divengono così la via o il modo per formare una personalità matura ed equilibrata. La pratica è ispirata e motivata dall'etica marziale, che regola la condotta del praticante, integrandolo nel mondo come individuo stabile e maturo. Per raggiungere l'equilibrio interiore è necessario esercitarsi praticamente, attraverso un metodo, un modo una via: questo è il concetto di "TAO" in cinese, o "DO" in giapponese. Tale metodo è per ognuno diverso, individuale se vogliamo. Al maestro spetta il compito di far percepire ad ognuno la propria via. Il tutto deve avvenire senza prescindere dal concorso della coscienza, della mente, dell'interiorità e degli altri, perché le arti marziali sono discipline socializzanti. Ecco che ancora una volta, psiche e soma si mostrano binomio inscindibile necessario al completamento armonioso dell'individuo nel mondo, tra gli altri.

 


 

Prossimi Eventi

No current events.

<<  Ottobre 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031