Il kobudo


 

 


Il Kobudo nacque nell'isola di Okinawa e rappresenta l'arte della difesa con l'uso delle armi tradizionali tipiche del luogo. L'isola di Okinawa era abitata principalmente da contadini e pescatori, i quali per difendersi dalle incursioni militari, furono costretti ad integrare alla difesa dell' “Arte dell'Okinawa-Te” l'uso di oggetti ed attrezzi tipici del loro mestiere ritenuti apparentemente innocui, chiamata “Kobudo”. Quest'arte di difesa si rilevò presto valida ed interessante anche per i giapponesi. La dimestichezza e la confidenza che si acquisisce con questi attrezzi diventate all'occorrenza armi è di aiuto per migliorarsi anche nella pratica del Karate.


 

Il termine giapponese kobudo viene tradotto come "L'antica via del Guerriero" (ko=Antico, Bu=Guerriero, do=Via) e s'incontra riferito ad almeno tre particolari discipline marziali con caratteristiche assolutamente differenti; il Kobudo di Okinawa che si caratterizza per l'uso di un vasto numero di armi tradizionali, per lo più di origine contadina, il Kobudo giapponese con lo studio di un repertorio più limitato di armi anche propriamente dette e il Kobudo nelle scuole Ninja inteso come "Arte antica del guerriero" nel senso più ampio del termine.



Le armi del repertorio del Kobudo di Okinawa, comprendono bel 17 tipi diversi di armi tradizionali ognuna delle quali competa di kata (forme), tecniche (waza) e posizioni (dachi). Incontriamo quindi il Bo (ovvero il bastone lungo 6 piedi), il Tunkwa o tonfa (manganello con manico usato a coppia), il Sai (tridente metallico usato a coppie), il Matayoshi sai (simile al sai ma con un'elsa opposta all'altra), il Nunti(ovvero il matayoshi sai con due punte), il Nunti bo (ovvero il nunti fissato su un bastone di sei piedi come una fiocina), il Nunchaku, il Sansetsukon (nunchaku a 3 sezioni), l' Eku (remo in legno), il ChoGama (falce lunga), il KurumanBo (bastone lungo con uno piccolo snodato fissato all'estrmità), il Suruchin (due pietre legate con una corda), il Kama (falcetti corti usati a coppie), il Timbei (scudo usato con una spada Banto), il Kuwa (zappa), il Tekko (tirapugni metallico a staffa), il Tecchu (tirapugni metallico aghiforme).


Nelle palestre, per insegnare l ‘arte del Kobudo, si usano solo cinque di queste armi che sono le più comuni:

 

BO

 

ten(cielo)                       jin (uomo)                             chi (terra)




Arma molto semplice, ma micidiale nello stesso tempo, il Bo, o bastone di Okinawa, è definito  anche Rokushakubo, ovvero "bo lungo sei piedi" , non è altro che un bastone in legno di nespolo, quercia o palma che in origine veniva chiamato con il nome di Tenbib, uno strumento utile al trasporto dell'acqua: esso veniva appoggiato sulle spalle dopo aver sistemato i manici di due secchi alle estremità. La sua lunghezza è di un metro e ottanta centimetri; naturalmente questa non è una misura assoluta, in quanto la lunghezza del Bo deve essere proporzionata a chi la usa. Il Bo viene idealmente diviso in tre parti: quella superiore si chiama Ten (cielo), quella di mezzo Jin (uomo) e quella inferiore Chi
(terra). Come si vede nella figura Ten e Chi sono di uguale lunghezza, Jin risulta un pò più corto.


L' uso del bastone risale ai primordi della storia dell'uomo, e si perde nella notte dei tempi : in Giappone il bastone viene chiamato Bo ed è lungo nove piedi; c'è un bastone più corto detto Jo, lungo circa un metro, che ha acquisito molte tecniche dal Kendo (spada giapponese).In India il bastone viene chiamato Lathi e il suo interno è completamente pieno, la lunghezza è di circa metri 2,30 e viene impiegato con tecniche rotatorie tali da costituire un vero e proprio scudo di protezione attorno a sè, molto utile per controllare e tenere a bada un certo numero di persone.In Cina il bastone viene chiamato Kuin e il suo uso prevede tecniche rotatorie e continue con leggere differenze tra le scuole del nord e del sud. Concludiamo citando in Italia la Paranza (l'arte del bastone siciliano); è una disciplina da combattimento che risale al 1200 ed è usato come strumento di lavoro e come arma da difesa contro occasionali assalitori o animali selvaggi da contadini e da pastori. Il bastone è fatto di legno di ulivo e viene maneggiato a due mani, con movimenti rotatori continui chiamati mulinè.


NUNCHAKU


 



Il Nunchaku è un'arma dalla concezione molto semplice, in quanto è costituita essenzialmente da due bastoni (kon) , leggermente più larghi alle estremità, della lunghezza di circa 30 - 35 cm all'incirca uguale a quella del proprio avambraccio (misurato dal polso al gomito), e da una corda (himo) ben resistente e ben fissata ai bastoni , la sua lunghezza  deve essere di tre dita tra i due per avere un buon controllo del nunchaku. Con tutta probabilità il Nunchaku veniva originariamente utilizzato in Cina come strumento per battere il grano e il riso, successivamente venne trasformato in un'arma utile ai contadini e ai monaci privi di altri strumenti di autotutela.
Generalmente le barre del Nunchaku sono costruite utilizzando legni duri e pesanti come quelli di ebano e di quercia, ad unirle vi è spesso una corda di seta, di nailon o una catena metallica. La tradizione vuole che le barre dei primi Nunchaku di Okinawa fossero unite grazie ad una fibra ricavata da un rampicante chiamato Kanda, che per gli abitanti delle Ryukyu possedeva dei poteri magici, o da un corda formata da crine di cavallo intrecciato (in Cina veniva utilizzata anche la paglia di riso intrecciata).


TONFA

 



Come la maggior parte delle altre armi disponibili nell'arsenale del Kobudo, il Tonfa, prima di divenire uno strumento utile sia per l'attacco che per la difesa, era un attrezzo contadino utilizzato per la lavorazione del grano.Il Tonfa, chiamato anche Tunfa, Tuifa o Tunkuwa, è formato da due parti principali: un corpo in legno duro a sezione circolare, quadrata o ottogonale della lunghezza di circa 50 - 60 cm (yoko), la quale va dal gomito alle punta delle dita, e da un'impugnatura laterale a sezione rotonda , che tende ad allargarsi verso la fine per non farlo sfuggire alla presa durante il maneggio, posta a circa 15 cm da una delle estremità (tsuka).Da quest'arma deriva il manganello oggi in dotazione presso le forze di polizia in vari paesi compresi quelli occidentali.

 

SAI

 



Il Sai, chiamato anche Chai o T'ieh-ch'ih dai Cinesi, è probabilmente un'arma meno popolare del nunchaku, ma dietro alle sue origini vi è una storia sicuramente più affascinante. In realtà non è possibile stabilire con precisione quando il suo utilizzo marziale fu introdotto nell'Isola di Okinawa, ma è quasi certo che a portare questo strumento nella patria del Kobudo furono dei monaci cinesi immigrati. Del resto, in un'isola povera di metalli, uno strumento come il Sai non poteva che essere d'importazione.Il Sai utilizzato dagli abitanti di Okinawa era sicuramente molto diverso da quello che viene utilizzato nel Kobudo contemporaneo. Esso è dotato di una lama a sezione ottagonale (Mine) che va all'incirca dal polso fino al gomito, da due bracci laterali ricurvi (Komine), detto anche artiglio (tsume), che terminano a punta (kissaki); il manico (Tsuka) e il pomo in testa al manico (usudai) sono a sezione circolare, una volta terminavano a punta per essere più pericolosi. I sai vengono usati a coppia; un terzo sai, che viene inserito nella cintura, viene utilizzato quando uno dei due viene lanciato. Il sai come difesa viene utilizzato per proteggere gli avambracci, ma anche per bloccare e rompere la lama di una spada con i bracci laterali. Il Sai moderno ha un corpo arrotondato, mentre quello originario era piatto.

 

KAMA


 


Di certo, insieme al nunchaku, il Kama (in italiano "falce" o "falcetto") è una delle armi più conosciute tra quelle disponibili nell'arsenale del Kobudo di Okinawa.Molto probabilmente il kama, uno strumento agricolo utilizzato durante il lavoro nei campi per falciare, arrivò ad Okinawa dalla Cina e si diffuse presto tra i contadini di quell'isola. La prima notizia che abbiamo della falce utilizzata come arma risale al XIV  secolo, quando gli agricoltori di Okinawa diedero vita ad una rivolta come conseguenza del regime di sfruttamento al quale dovevano sottostare durante l'epoca dei "tre regni". Ben presto, l'arte del combattimento con la falce divenne una vera è propria arte marziale chiamata Kama Jutsu. Il Kama Jutsu si basa sull'abilità nel maneggiare contemporaneamente due Kama e di controllarli entrambi mentre si eseguono le tecniche di combattimento: la mano che tiene il kama applica delle tecniche di parata, mentre l'altra applica immediatamente degli attacchi. A volte per parare si utilizzano due kama, l'uso dei quali è previsto anche per il contrattacco (ad esempio nel taglio del collo).

Un'arma molto simile al Kama era il Kuwa (letteralmente "zappa"), anch'essa derivata da un comune strumento utilizzato dagli agricoltori per la lavorazione della terra. Il Kuwa, noto come Chutou in Cina, era formato da un bastone appuntito alla cui sommità veniva fissata una lama ricurva o, più anticamente, un corno di animale; poteva essere utilizzato per operare tecniche di taglio, per tenere lontano l'avversario o per tirare dei fendenti sfruttando la punta del manico. Una tecnica molto diffusa presso i contadini di Okinawa, era quella di accecare gli avversari con manciate di terra tirate verso gli occhi per poi attaccarli col Kuwa.


EIKUDI

 

 



Il remo Eikudi è una tecnica dei pescatori di Okinawa sviluppatosi per merito di un pescatore di Tsuke-Jima che si chiamava Akanchu.
Le tecniche di attacco vengono eseguite con la punta della pala, con la punta del manico del remo e con il taglio delle pale del remo, mentre quelle di parata avvengono con la parte media del manico del remo e con la pala stessa. Il remo è poi adatto per eseguire la tecnica di sunakake, cioè per gettare la sabbia negli occhi all'avversario, che si esegue infilando la punta della pala del remo nella sabbia per poi sollevarla con un movimento del remo verso l'alto.
È un'arma che affascina e che viene usata molto spesso dai grandi maestri nelle dimostrazioni di kobudo

 

NUNTI

 

 


Il Nunti somiglia ad un doppio sai: è composto da un'asta appuntita alle estremità, con al centro due bracci ricurvi ed appuntiti uno opposto all'altro, mentre nel sai vanno entrambi nella medesima direzione.
In Cina esiste un manuale che si chiama "Bubishi", nel quale si afferma che tale arma è nata all'epoca della dinastia Ming, introdotta poi ad Okinawa circa nel 1400.
Gli attacchi avvengono con le relative punte e con i bracci ricurvi.
Le parate avvengono con un solo nunti utilizzando la parte dell'asta, o con due nunti incrociandoli nella parte centrale, dove sono situati i bracci laterali; per le parate circolari si usa la parte dell'asta.

 

NUNTI BO


 

Il nunti montato all' estremità di un bastone (Bo) della lunghezza di 1,5 m compone un'arma che viene chiamata Nunti-Bo, le cui tecniche sono similari alle tecniche di Bo; alcune differiscono proprio per il nunti che è montato all'estremità e che permette delle tecniche di agganciamento con il braccio laterale del nunti; questa arma viene usata con due nunti infilati nella cintura che possono venire lanciati contro l'avversario.
Le parate avvengono con il bastone, mentre gli attacchi avvengono con la punta del nunti e con l'estremità del bastone (Bo); gli attacchi circolari si eseguono agganciando l'avversario con il braccio laterale del nunti e quelli verticali con la parte appuntita del nunti.

 

SURUNCHIN

 




Il Surunchin è una corda o una catena con due pesi alle estremità. 
Le tecniche di parata avvengono con la catena, quelle di attacco con il lancio dei pesi posti all'estremità della catena; si usa la tecnica di roteare la catena con l'intento di colpire o di agganciare gli arti dell'avversario. 
L'uso di quest'arma è pericolosa, perché, se si sbaglia, ci si può colpire da soli; per ovviare a ciò la si studia in una fase iniziale con una corda, mettendo alle estremità dei pesi di gomma, in modo da non ferirsi durante l'uso errato dell'attrezzo.

 

Armi non tradizionali


Nella concezione dell'attuale Kobudo, cioè quello inserito all'interno del Jujutsu vengono studiate altre tre armi che non fanno parte dell'arte tradizionale poiché armi da samurai o da ashigaru. Queste sono:

  • Katana: la famosa sciabola dei samurai definita daito ("spada lunga"), ad un solo taglio, efficacissima e dalla rapidità notevole. Le tecniche di quest'arma sono poche, ma sono talmente perfette ed efficaci da meritarsi un'arte marziale a sé stante che le studia, il kendo (praticato con spade di bambù, le shinai). All'interno del Kobudo vengono studiate tecniche di estrazione, di taglio e di affondo, nonché leve articolari da effettuarsi con l'utilizzo della custodia e dello tsuba dell'arma.


  • Wakizashi: quest'arma è una versione corta della Katana, chiamata shoto ("spada corta"), che veniva normalmente portato assieme ad essa dai samurai, formando così il daisho. Le tecniche sono simili a quelle della sua controparte più grande ma più limitate, data la ridotta dimensione dell'arma, compensata tuttavia dalla rapidità sorprendente che rende il Wakizashi un'arma temibile per i combattimenti a corta distanza.



 

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